PITTURA / ALDO AYTANO
 
 

ALDO AYTANO

: Pittore, Lucca:

Aldo Aytano secondo Daniele Luti (2004)
Le opere presentate da Aldo Aytano a "Murabilia", una manifestazione che č lettura poetica e metanaturalistica del cerchio alborato, quasi una carezza alla cittā sommersa nel suo acquario architettonico, hanno un elemento comune: l'albero. Č questo l'elemento che caratterizza l'inserimento di un pittore in una mostra mercato dove non si vendono quadri, ma piante e fiori frutto della paziente ricerca e sperimentazione degli addetti al giardino. L'albero come costante soggetto di studio, ma che l'artista non dipinge mai da solo, come unico battito del quadro, ma in gruppo, nella volumetria della macchia o della boscaglia. Un albero in divenire, non in essere, come a moltiplicare se stesso, in una varietā di forme che possono rappresentare la fantasia intellettuale e la verticalitā del pensiero e anche la staticitā del corpo umano, secondo una decodificata metafora poetica. I soggetti rappresentati sono gli alberi, i boschi, le foreste e la luce. Il passante che decide, vinto il primo e naturale imbarazzo, di avvicinarsi ai quadri e di capirli deve comprendere che l'elemento centrale delle opere č la luce. Č questa che dā forma, credibilitā e sostanza alla materia. Un corpo, una forma sono rese viventi, vengono sottratte alla loro morte per staticitā e sonno della fantasia solo dalla luce che di solito respira lungo il confine dell'ultimo orizzonte, vera e propria porta verso il cosmo e l'infinito. Una folgorazione, un sospiro di vento aurorale che, come il pittore ricorda "...č quella delle levatacce per andar per funghi quando nel bosco si aspetta l'alba o quando ci si attarda fino all'imbrunire quasi a credere di aver perso la strada". In molte opere di Aldo Aytano c'č la sensazione che si prova nei crepuscoli autunnali quando la luminositā sembra sospesa, dā l'impressione di durare un attimo eterno per poi precipitare nella notte, ne buio metafėsico del nostro farsi stelle. Un quadretto, intitolato "Ultime luci su Sant'Anna", ci parla proprio di questo, delle sensazioni che proviamo nei boschi di castagno all'imbrunire, quando il sole danza prima di sparire nelle ombre. E ancora di luce calda, infuocata (l'estate che beve ogni cosa e trasforma l'universo delle cose in una proiezione di ombre) ci racconta "Tempesta di luce a Riva Verde". Grande dimensione, spesso di materia colorata, denso per linee e colori, un po' arrogante per l'aggressivitā concettuale, coglie il momento in cui, dopo una giornata di mare, si torna a casa e si salutano i pini che sembrano gesticolare, chiamare il pittore e me e noi che stiamo andando via solo per ritornare lā dove forse non siamo mai stati. Aldo, parlandomi di questo quadro, mi ha narrato una storia che, a suo giudizio, č la vera motivazione per mettere a fuoco le figure che, a momenti danzano, in altri, sembrano congelate in una lotta eroica con la luce: "... Le sagome degli alberi mi sono state suggerite dai rami di bastone intagliati in maniera rudimentale dalle genti del Burchina Faso e dello Zaire. Raffigurano gli spiriti della guarigione e vengono appesi all'ingresso delle capanne quando qualcuno č ammalato. Hanno il potere di distruggere, annientare la malattia". Accanto alle maschere e alle sculture e altri oggetti tribali che colleziona, nel suo studio, Aldo ha anche questi "spiriti" di legno che molto assomigliano, per forma e superficie, agli alberi del suo dipinto. "Baie di Asciaghju" č stato dipinto recentemente, questa estate, in Corsica. Č una scenografia che si ripete, ma che, di anno in anno, si rinnova e suggerisce sempre un nuovo modo di guardare alle cose. Il pittore, ormai padrone della forma, espande la sostanza in un crescendo quasi musicale di pennellate e ditate che la atomizzano, creando un effetto di grande forza e traiettoria policroma. Veniamo proiettati in quella dimensione che Nietzsche e D'Annunzio chiamano il pozzo del profondo, l'ora di Pan, la vertigine dell'inabissamento. Il corpo scompare, si dissolve nell'ambiente naturale e diviene parte dell'arenile infuocato, della fuga dei pini in corsa verso il litorale, dei cirri e delle acque limpide e profonde. Dell'uomo rimane solo l'orma della voce. Prima di farsi silenzio sulla sospensione del trillo di una nota che sembra non morire mai.


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