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MASSIMO NARDI

Massimo Nardi

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» Discipline:
pittura contemporanea

Cassano delle Murge (Ba) (BA), IT

MASSIMO NARDI

Massimo Nardi nasce a Bari il 05/ 09/1963. Si diploma al Liceo artistico di Lucca, città che ha determinato la sua formazione culturale in ambito artistico e si specializza in ceramica a Bari, dove ha svolto anche l’attività di scenografo presso il Teatro Petruzzelli. La sua versatilità lo impegna nei diversi campi dell’arte: lavora come scenografo, grafico pubblicitario, pittore e scultore, impegnandosi anche nel settore dell’arredamento e realizzando anche una serie di pannelli decorativi. Il suo percorso artistico si lega principalmente ad una pittura figurativa, in cui l’elemento paesaggistico è costruito con un linguaggio espressionista, con riferimenti ad un romanticismo metafisico. Ha realizzato altresì una serie di opere a soggetto religioso, lavorando per enti ecclesiastici. In occasione del nono centenario della traslazione del santo, nel 1987,ha realizzato un grande dipinto di San Nicola, oggi di proprietà del Comune di Bari. Per i mondiali di calcio del ’90, la Provincia di Bari gli commissiona un murales di 160 metri quadrati che viene realizzato sulla parete esterna di un edificio scolastico della città. Moltissimi i riconoscimenti dei quali se ne segnalano solo alcuni: nel 1991 ottiene il primo premio “Trofeo Leone d’Oro”a Venezia e nel 1992 a Firenze il primo premio internazionale “Europa”, accompagnato dal titolo di “Giovane ambasciatore della cultura europea”; nel 1994 vince il primo premio al concorso nazionale di arti figurative “Premio Leonardo da Vinci”, e nell’aprile del 2007 il “Premio Giovanni Paolo II”ricevuto a Pompei. Nel 2008 gli viene assegnato il “Premio ambiente alla carriera”, un prestigioso riconoscimento alla sua attività di artista attento alle problematiche del sociale, in un confronto aperto delle arti con i valori di responsabilità verso l’ambiente. Sarà presente alla Biennale d’Arte Contemporanea che si terrà a Firenze nel dicembre 2009. La critica militante e l’alto giornalismo hanno dato merito alla sua produzione artistica su quotidiani e riviste specializzate. Si sono interessati: V. Abrami, T. Aldini, F. Balice, P. Balice, A. Benagiano, E. Biagi, G.Bolognese, L. Brescia Torres, C. Campanile, M. Campione, M.Caricato, T. Ciardi, A.Colaninno, D. Conenna, V. Coppola, E. De Cillis, P. De Giosa, G. De Laurentis, Don M. Dellefoglie, S. Di Bartolomeo, E. D’incognito, S.Ferrante, D.Fumarola, A. Fini, R. Genovesi, A.Iurilli, R Joos, G. Latronico, P. Marino, V.Maiullari, L. Mazzetti, G. Mongelli, L. Morigi Morrone, F. Pinto, A. Sciacovelli, M. Siciliani, F. Sorrentino,,G. Spinelli de ‘Santelena, L. Spinelli, E. Staino, Fra S. Tupputi.

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ARTE AL COLONNATO TRA ARCHITETTURA E CONTEMPORANEITA'

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“Mutamenti” a Matera

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Ante e finestre


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Ante e finestre

(2004)

Con questa serie di opere pittoriche, eseguite con acrilico su vecchie ante in legno, Massimo Nardi ha voluto anzitutto ridestare l’attenzione su un argomento per il quale egli avverte particolare sensibilità.

 

Parliamo della natura, sempre più oltraggiata dall’uomo, un tema che fa coppia con gli aspetti legati a tutti i tipi di inquinamento e che, necessariamente, indirizza al riuso del materiale dismesso come ad uno dei mezzi possibili per affrontare tale emergenza.

 

Il degrado ambientale da una parte, e l’incapacità umana di produrre meno rifiuti e di smaltire quelli generati dall’altra, hanno evidenziato un vuoto enorme: è la mancanza di una diffusa coscienza culturale in grado di tutelare i diritti della natura.

 

Se non saremo in grado di dare una decisa virata al modo in cui viviamo e a come percepiamo il futuro, consegneremo alle prossime generazioni la sgradita eredità di un habitat ricco di gravi incognite.

 

L’inquinamento non rappresenta più una scomoda esclusiva dei grandi centri urbani, perché ora colpisce anche le zone più lontane e dimenticate della terra.

 

Risulta sempre più difficile, per esempio, ammirare le semplici distese ornate dai muretti a secco della nostra Murgia, e non trovarle contaminate da un mucchietto di calcinacci e amianto, da vecchie e rugginose carcasse di elettrodomestici, da divani o materassi dilaniati.

 

E’ proprio questo caos, il contrasto tra la natura e lo scempio che essa subisce quotidianamente, che  ha innescato in Massimo Nardi un processo di elaborazione tale da ispirarlo a produrre questa raccolta di dipinti.

 

Ha recuperato delle vecchie ante di porte e finestre artigianali, abbandonate ai margini delle strade perché obsolete, e detronizzate dalle più moderne  tapparelle in plastica.

Perché liberarsi così a cuor leggero di tali oggetti, che andrebbero rispettati per il sol fatto che contengono l’esperienza artigiana dell’uomo, e che conservano il mistero del tempo che hanno vissuto?

 

Quante volte, quelle ante, sono state aperte per lasciare entrare i raggi del sole, o chiuse per riparare dalle intemperie?  … o, più semplicemente, accostate per difendere l’intimità domestica dagli sguardi indiscreti?

 

E ancora, cosa hanno da raccontare di quello che hanno visto accadere per decenni, fuori e dentro le finestre su cui erano applicate?

 

A quante scene di vita quotidiana hanno assistito?  E quanti e quali segreti familiari conoscono?

 

Tutte domande che nel loro esagerato paradosso attribuiscono vita e coscienza proprie ad un oggetto: una cosa che sappiamo ben distante dalla nostra realtà.

 

 

 

Tommaso Aldini

 

 

 

 

 

MASSIMO NARDI: UNA PITTURA FRA RATIO E ARABESCHI FLUTTUANTI

 

(2008)

 

 

L'artista barese Massimo Nardi non ha bisogno di presentazione: consolidato iter pittorico, nonostante la giovane età, prestigiosi riconoscimenti alla sua arte che offre spazi aperti al fieri, ricerca di quel segno particolare con cui lasciare l'impronta imperitura.

 

Accanto ad una pittura che potremmo definire riferibile ad un mondo ancora ordinato dalla ratio, di elementi quindi precostituiti, composti alla lettura di un messaggio più agile, s'è fatta in questo Autore strada una diversa interpretazione della realtà effettuale. E, nel suo disgregarsi, fa affiorare l' anelito al superamento di se stessa nella ricerca di un nuovo ubi consistam che potrebbe rintracciarsi anche nel sogno, speranza dell'uomo sveglio.

 

La natura, pur nella bellezza del tratto di paesaggi che sono soliti all' occhio del pugliese anche se trasfigurati nel segno pittorico di atmosfere apparentemente idilliache, non sempre sollecita pensieri di serenità, ed appare talora in una preoccupante immobilità. Nubi plumbee a ricordare gli effetti dell'insennatezza umana, chiomati alberi solitari, correlazione di una solitudine che è divenuta ancor più profonda. Sono parte di una terra che va sfaldando la sua resistenza, immessi talora in forme architettoniche lontane che ci riportano a dipinti, per esempio, del Duecento toscano, ad altre ere, ad una Weltanschauung diversa.

 

Ma anche quando il pennello si fa tenue, è significativo lo sfaldarsi degli elementi naturali, i quali acquisiscono il segno della disgregazione. Paiono arabeschi staccati dal fulcro vitale di cui non sempre si percepisce l'esistenza, fluttuanti verso l'ignoto. Anche i girasoli non sono più rappresentati nella loro compatta armonia, hanno petali vaganti, uno scomporsi a simboleggiare la perdita dell'unità. Così le nature morte si compongono ma anche scompongono nell'inserimento di forme estranee, perdono pertanto anch'esse la centralità.

 

Il particolare arabesco di Nardi, che è foglia ma anche altro, diviene, a nostro avviso, il tratto distintivo di tante tavolozze, anche delle sue preziose bottiglie, ed è l'oggettivarsi della realtà presente frantumata.

 

Il passato favoloso appare invece composto in delineature chiare (castelli, cavalieri..), mentre nel mare è forse l'aspirazione al sogno, in quel veliero che talora compare.

 

In alcuni dipinti il nostro Artista rappresenta l'amato papa Giovanni Paolo II coi tratti fisici gravati dal male, ne coglie la meditazione orante per l'umanità. Simbolo di forza nella fede ci è parso particolarmente il dipinto in cui Karol Wojtyla, quasi brandendo la Croce, procede nella bufera, in un percorso che deve seguire le orme del Figlio dell'uomo, guardare pertanto al cammino dalla Galilea al Calvario, farsi ancora una volta proposta di salvezza in Cristo.

 

Nardi rivisita anche il biblico peccato originale in una maniera tutta sua. In un dipinto il particolare verde, un impasto cromatico in cui tutto è immerso e che tutto sommerge, appare l'oggettivarsi del male, un emblema della fragilità umana soggetta al peccato.

 

La donna è presente in altri dipinti, rappresentata nella sua bellezza composta e scomposta, nel piacere del possesso di una fisicità allettante; e si fa forza di bifrontismo, cognizione del proprio sé, delle qualità che hanno una ambivalenza inquietante.

 

Né possiamo trascurare i murales che Nardi propone come spettacolari affreschi di vita e pensiero, sui quali l'occhio si ferma ammirato dalla bellezza rappresentativa di quanto ai baresi è più caro, della basilica di San Nicola, di un mondo che può divenire nuovamente punctum di ricostruzione dell'individuo, della collettività.

 

La pittura di Massimo Nardi resta nella retina per il particolare cromatismo talora forte, talaltra tenue, ma resta anche nell'anima che coglie nella sua espressività artistica un mondo in disgregazione, nel quale si scorge pure che viene lasciato spazio ad una speranza di costruzione, di armonia.

 

Antonietta Benagiano

 

 

“Accorgimenti giudiziosi direbbe il Gabba”

(1997)

 

La sperimentazione di Nardi ha il pregio di accogliere sollecitazioni simboliche che rispondono ai canoni dell’esattezza concreta d’un Caravaggio e allo stesso tempo al surrealismo più audace d’un Dalì: “accoppiamenti giudiziosi” direbbe il Gadda, che l’artista risolve nella sintesi a volte ossessiva delle tinte dominanti.

L’azzurro del  mare tutto circonda ma avvolge anche la cornice, alla ricerca di un alito atavico che sale dal Sud più profondo del nostro. Vien fatto di pensare alla marina di Porto Empedocle, estremo lembo della Sicilia, che dalla lontana e pur vicina Africa riceve e trasmette messaggi di civiltà. Tutto questo è l’immanente nelle tele-cornici di Nardi, resa scenografica di visioni che non sanno o non possono rinunciare alle suggestioni oniriche di piante, di natura, di fiori i cui pistilli diventano cospicue sfere totalizzanti, involucri opachi di significati arcani e al tempo stesso antenne potenti che divorano segnali di mondi lontani.

Paradossalmente, le tonalità del verde dominano la zona bassa delle tele-cornici tra gli ammiccamenti delle sfere. E’ un paradosso solo apparente, poiché l’estro fantasioso dell’artista affida proprio a questa zona il desiderio di affiatamento, di familiarità con un ambiente naturale ancora da interpretare, percorso obbligato verso la piena autonomia dell’artista.

 

Giuseppe Bolognese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scriveva Michele Campione,

 " visita allo studio " (1992)

 

Lo studio artistico di Massimo Nardi Ha le volte alte come le case della borghesia  bene di Bari di una volta.

E  infatti l'appartamento si trova in uno di quei grandi palazzi che si affacciano sul lungomare, vanto e decoro dei costruttori illuminati

di Bari degli anni '30.

Si passa di stanza in stanza, di parete in parete.Nel grande studio con le finestre aperte sugli orizzonti del mare e al respiro del

maestrale, Massimo Nardi, diventa durante il discorso, critico impietoso per alcune  trovate pittoriche, per le tentazioni alle quali non ha saputo dire di no, per soluzioni   e ricerche che invece lo hanno travagliato e reso contento.

Come tutti gli artisti anche Massimo Nardi ha i suoi quadri preferiti, le sue predilezioni,  i ricordi dei momenti più esaltanti per un taglio riuscito, per certi tonalismi significativi.

Ecco la sua visione del mondo nel rapporto con la natura:una "weltashaung" tutta costruita  di entusiasmi e di buoni proponimenti.

La natura cosi come dovrebbe essere: lucida, razionale, impeccabile con gli albereti  a cupola, leggiadri ed assurdi, con prati dominanti da surreali scacchiere.

E su questo scenario la dominanza, la prepotenza, l'egemonia delle forme più pure,  le sfere.

Contenitori di tutto ed espressione compiuta di una geometria assoluta.

Involucro e ovulo.

Piacere tattile di una descrittività che si può nutrire perfino di esoterismo e  richiamo bipolare dell'essere e non essere.

Antinomia tra realtà ed irrealtà .

Che cosa racchiude il mistero delle sfere opalescenti, trasparenti?

Forse tutto quello che altrimenti non può essere espresso, che non si può  dire perche gia tutto è stato detto e narrato.

Forse l'aspirazione ha formulazioni compiute, aristoteliche, hegeliane ed in  mancanza di un nesso pittorico descrittivo che sarebbe troppo lungo, meglio la incisività  delle sfere, il gioco della metafora, del dire e del non dire.

Mentre gironzoliamo da una stanza a l'altra, da un dipinto all'altro, ecco un afanciulla occhieggiare da un grande dipinto.

Ha i tratti di un realismo deciso, totale anche se l'atteggiamento ed il racconto del dipinto vogliono indicare, invece, una situazione di crisi persino morale.

Una elegante e sontuosa natura morta con evidenti richiami caravaggeschi è pronta ad offrire  la minuziosità descrittiva degli oggetti che la compongono, frutta, chicchi, riflessi, coppa.

Perché questo richiamo di classicità inserito in un filone ideologico diverso?

Altre composizioni, altre nature morte, altri paesaggi mostrano la condiscenda dell'artista per le soluzioni scenografiche, per i panneggi drappeggiati ai lati degli stessi dipinti a ricordare anche alcune esperienze dell'artista come autore di scenografie teatrali.

Il gusto della rappresentazione è più forte della rappresentazione  stessa.

Pretesto o innamoramento di un modello espressivo?

Tutto ed il contrario di tutto in una sommatoria di elementi, di rappresentazioni che parlano  dell'amore di Nardi per la pittura ma che non possono non esigere, per ciò stesso criteri di razionalità di essensializzazione e di chiarezza.

Il colore secco sulle tavolozze ai piedi dei cavalletti avviano il discorso della memoria della  pittura.

I tubetti sono pronti per altre avventure del pensiero, dell'immaginazione, dei sentimenti.

L'immaginazione sta per spiccare nuovi voli……….

Fatalmente.

Inesorabilmente.

L'importante è che le ali crescano poi robuste e forti e che l'ansia del gabbiano Livingstone punti verso il sole, verso l'azzurro.

Dai vetri appannati della finestra aperta sul lungomare si scorgono pigri gabbiani che si lasciano portare dal vento.

Guardano verso la periferia, verso i campi.

Hanno perso la memoria del mare e non sanno più pescare.

Sono diretti verso una discarica, per nutrirsi senza fatica.

Per Massimo Nardi invece le fatiche che lo attengono non lo preoccupano più di tanto.

C'è una natura da scoprire con la magia delle sfere.

Che altro si può chiedergli? 

 

 

 

Michele Campione

 

 

Natura, colore e poesia

2009

 

Natura, colore e poesia sono gli aggettivi che più qualificano il valore artistico di questo giovane grande artista. Un mondo visto a colori con gli occhi sognanti di chi ama la vita e vuole viverla; il piacere dei sensi e la ricerca di una dimensione spirituale, poetica che spesso fugge dalla realtà e trova la sua maniera di esistere nel sogno. Un artista che comunque resta attento agli aspetti contingenti della realtà, alle problematiche ambientali e sociali. Massimo Nardi è un artista poliedrico, in continua ricerca  di nuove forme di sperimentazione dell’arte, che abbracciano la tridimensionalità e il valore plastico della scultura, la sensualità e la grazia del nudo femminile, l’universalità della natura, la dimensione onirica dell’inconscio, e la luce di un universo più profondo, intimo che si esprime nella brillantezza del colore, e nell’effetto atmosferico dei verdi e degli elementi naturali. Spazi infiniti di luce e di aria, dove gli elementi si compenetrano in un gioco di armonie, di perfette correlazioni. Molte sono le citazioni colte: dalla metafisica di De Chirico con le sue architetture classiche e le sue atmosfere di sospensione, al surrealismo di Magritte con le sue sfere emblematiche, alla linea delirante di Salvador Dalì. La linea avvolgente trae ispirazione dall’elemento di natura, e in particolare dall’agave, pianta grassa dalle foglie coreografiche, che sulla tela si esasperano nella linea che si intreccia come lunghi tentacoli. Le architetture rappresentano un ponte ideale verso nuovi orizzonti, verso mondi a noi lontani, un punto di incontro con altre culture, un limite architettonico ma idealmente superabile. La leggerezza dell’ornamento floreale crea giochi di intrecci e di morbide avvolgenze, in una danza di leggiadra sinuosità. L’amore per la natura diventa anche attenzione verso l’ambiente come salvaguardia di un patrimonio dell’umanità che deve essere tutelato, come risorsa vitale per gli equilibri del nostro ecosistema. Da questa idea è nato il progetto del riciclo che unisce l’impegno ambientalista al valore estetico della forma. L’amore per la natura non è la vanità di un’arcadia ma è un valore profondo, di riconoscimento della bellezza di un ordine prestabilito, ma anche di consapevolezza degli equilibri naturali in cui ogni essere vivente si riconosce.

 Antonella Colaninno

 

 

 

 

                                                                                  Diatriba sulle ante e finestre o                                                                                                                                                                             

                                                                                    Il controllo dello spazio

                                                                                 La pittura di Massimo Nardi

                                                                                 (2009)

 

Viene  dall’ antico il lait-motiv del quale dirò, che  si ripete nella ritualità, come una necessità vitale: nel chiuso della sua abitazione, l’uomo ricrea uno spazio aperto e la vita che ha visto scorrere intorno a sé nel corso della giornata.

Così era per gli egizi e ce ne danno  testimonianza  le pitture ritrovate nelle tombe; e così era per i romani, di cui le testimonianze sono, per quantità, maggiori.

E in seguito venne anche  l’arazzo a coprire le enormi e fredde pareti di palazzi e castelli. Erano spaccati di vita plebea e nobile, vedute di caccia, di mestieranti, di dame e guerrieri, incorniciati in ghirlande di fiori e fogliame, con uccelli esotici…

Così le stanze non ebbero più muri perché le stesse sconfinarono in un susseguirsi di scene con orti verdi e turchese , di rose in boccio, di frutteti dai pomi dorati, di angeli musicanti e di pavoni dalle belle code, volatili liberati nel cristallo dell’aria.

Posso immaginarmi gli affreschi di Pompei, la Villa di Livia, e assistere alla  gaia e gentile Cavalcata dei Re Magi nel loro continuo passare per monti pasture e giardini  nella cappella di palazzo  Medici-Ricciardi.

 Ora, il gioco di spazio e di tempo, tempo illusorio e tempo reale  si prolunga e si proietta all’infinito.

Questo ricrea ed evoca Massimo Nardi in ante e finestre. Così il cosmo aperto cangiante nel giorno e nella notte che traspare dai vetri, sui giardini o sulle vie di città, e lo spazio artificiale raffigurato e dipinto, coniugano notazioni atmosferiche e stati d’animo. Ancor di più questi rimandi di proiezioni di spazi si intrecciano quando le ante vengono assemblate  per  formare un  paravento . 

  Il cielo e il mare, se di marina si tratta, diventa un tutt’uno nel diafano celeste turchese talvolta festonato di bianco, e segna uno spazio aereo superiore. Nello spazio inferiore invece, viene ad adagiarsi l’onda che è in realtà un susseguirsi di  volute festose tutta riccioli e anelli. Ma se il dipinto raffigura un campo germogliato e di colori fiorito, le radici  si insinuano come  venature e la linfa scorre  intrecciandosi a spirali e a boccoli..

I paesaggi sono luminosi, i colori vivi non si mescolano e si direbbe che lo spettatore fluttua nella dimensione onirica se  a smentirlo  non fosse lo sguardo e l’occhio  che acquietano l’animo e l’affanno.

Massimo Nardi disegna con il colore creando linee, striature e macchie, i colori sono netti e l’occhio dell’osservatore  li sfuma per provocare la visione della trasparenza, del proprio stato d’animo.

Non ho mai visto alcun disegno in cui la linea pura precisa e chiara, sia stata concepita così nel principio e si esprima così si nell’atto del farsi.

 

 

Aurelia Rosa Iurilli

 

 

 

 

Credo sia cosa assai buona e giusta chiedersi...............

 

(1992)

 

Credo sia cosa assai buona e giusta chiedersi, ogni qualvolta ci si imbatta in un quadro, quali siano state le motivazioni atte a spingere il suo autore a mostrarcelo.

Il più delle volte si tratta certo di ragioni poco chiare, e comunque appartenenti alla sfera delle umane nefandezze, sulla quale non ritengo opportuno indagare in questa sede.

Il prezzo dell’eventuale indagine sarebbe alquanto oneroso: scivolerei da un’analisi di carattere estetico ad un’altra incentrata sullo studio di oscure patologie, tra l’altro lontane dalla mia sfera d’azione. Ammesso e non concesso che la pittura serva ancora a qualcosa, si può senz’altro operare una primaria discriminazione sugli effetti che essa sortisce su quanti la praticano. In definitiva il rapporto opera-operatore finisce coll’essere una specie di ricircolo di stanze, che permette al pittore di fare qualcosa, per poi fruire dei piaceri offertigli dalla, ormai non più misteriosa, corrispondenza tra egli stesso e il frutto del suo lavoro.

Gli artisti, come dicevo, possono essere divisi in due grandi famiglie: coloro che cercano da quanto fanno un appagamento meramente consolatore, e coloro i quali altro non anelano se non a stimoli. Nel caso del mio amico Massimo Nardi, posso affermare, senza patire gravi fatiche la sua superiorità circa molti dei problemi che affollano il campo della riflessione sull’arte. Credo che, in tutta meridionalità, la sua risposta alle questioni che da tanto fanno dibattere e campare fin troppi critici sia stata l’omissione di tali problematiche dalle sue preoccupazioni.

In sostanza Massimo ha risolto molti quesiti non ponendoseli, oppure reagendo di fronte ad essi con una preventiva resa incondizionata. E’ come se, volendo conoscere con esattezza la morfologia geografica di un arcipelago e delle acque che lo contengono egli avesse scelto l’aeroplano in luogo del vaporetto per solcare i mari e degli indigeni per conoscere le terre. Egli è stato da sempre convinto del fatto che il pittore abbia per suo il compito di dipingere, e ciò l’ha condotto a coprire di colori la superficie bianca delle sue tele con apprezzabile metodicità.

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La mela

La mela

olio su tela cm 80 x 100 ' 1991


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